giovedì 3 agosto 2017

A me i singoli non interessano mai. Mi interessano gli uomini di Stato che in democrazia scegliamo noi. Odio lo Stato confessionbale. Amo lo Stato laico, la libertà laica, la democrazia laica. Napolitano - tolto qualche peccatuccio di nepostismo - integerrimo; Monti ha salvato l'Italia da un crack  perniciosissimo, (se ricco affar suo, non ha mai rubato nulla); Fornero - accademica di vaglio - ha iniziato una improcrastinabile riforma pensionistica che uno Stato moderno non democristianamente assistenziale deve completare; Berlusconi, gran chiavatore per i fatti suoi ma manager di grande ingegno e di assoluta abilità imprenditoriale e D'Alema mirabile conoscitore di cose economiche e sagace uomo di Stato ecco un pentagono cui debbo eterna gratitudine; hanno compiuto un piccolo miracolo; hanno seppellito lo stato confessionale DC e ci hanno regalato una moderna democrazia laica. I moralismi li lascio a chi ci si sollazza. Calogero Taverna

A R B associazione per il rilancio di BACCARECCE

03/09/2015 10:07


Lillo Taverna

A R B
Oggi addì  18 agosto 2015 alle ore 11 nei locali  della villa rustica che fu del sig. Costantino Benedetto i signori meglio precisati negli acclusi allegati
prendono in esame la proposta a suo tempo redatta dal dottore Calogero Taverna che era così concepita:
  Proposta per un progetto di fattibilità di una forma associativa  di volontariato cittadino volto al recupero dei valori civili religiosi storici archeologici  e culturali della comunità di Baccarecce Pescorocchiano
Dopo ampia e approfondita discussione si addiviene alla seguente decisione:
si costituisce l’associazione ARB /Associazione per il Risorgimento di BACCARECCE -  si nomina come presidente Calogero Taverna- economo Antonino di Livio e fungerà d segretario il dottore Calogero TAVERNA
si dà loro  incarico  di adoperarsi presso l’amministrazione comunale per il riconoscimento AI SENSI E PER GLI EFFETTI DELLO STATUTO COMUNALE DI Pescorocchiano. VOLTO AD INCLUDERE LA PREDETTA ASSOCIAZIONE QUALE ENTE culturale e sociale  di interesse pubblico e di rilevanza locale;
Si vuole il "RISORGIMENTO" di Baccarecce, borgo vetusto con un castello strategico  che acutamente Lugini fa risalire all'anno Mille.

Si pensi che Baccarecce in una recente  pubblicazione a carico del Comune di Pescorocchiano non viene manco citato o forse lambito di striscio dal Maceroni non bevevolo verso i sacerdoti Benedetti di Baccarecce nell'Ottocento.


L'ARB  pretenderà che si dia a Baccarecce quel che è di Baccarecce: due rotabili che portano una  al castrum dell'anno Mille di Macchiatimone, in  atto irraggiungibile per cui la settimana scorsa hanno dovuto rinunciare a fotografarlo nell'ambito di studi importanti e pregiudiziali al debito recupero: e l'altra che partendo dai periferici villini porti giù lambendo l'Amico sino al fosso acquitrinoso ove mio suocero un tempo cercò  di lanciare una figlina come dire una fornace per mattoni e tegole.

A MACCHIATIMONE si vorrà una bella municipalizzata che metta sù un posto di ristoro e ricostruisca l'approdo dopo il fiume Salto in piena di quella che fu davvero la strada parafrancigena che partendo dall'Umbria francescana raggiungeva il castello di Petrella (anno mille anche esso) e quindi Poggiopoponesco (sì, quel castello ai cui piedi si distendeva il villaggio medievale che ci si ostina a coprire con plastico preservativo nonostante sotto vi siano i resti cospicui di un villaggio medievale tutto da studiare, preservare e valorizzare anche al fine di ravvivare le smunte vocazioni turistiche, Da Poggiopoponesco una biforcazione; una via civica che passando per Rascino raggiungeva la capitale dell'Aquila dello Stupor Mundi e scendendo a valle i pii pellegrini potevano traghettare l'arduo fiume Salto qui alle sue foci e ristorandosi a Macchiatimone proseguire per Roma alla ricerca dell'assoluzione papale (a pagamento) di tutti i loro peccati mortali o ancor più gravi.
Inoltre ci si estenderà in iniziative
per l'elaborazione proposte e suggerimenti per la valorizzazione dell’archeologia, della peculiarità storica, nonché  per la riappropriazione delle strutture a rilevanza culturale storica e archeologica del territorio;
e in particolare, per la effettuazione di incontri volti a  studi specifici e specialistici nell'ambito della prevenzione sanitaria, degli approfondimenti culturali e della elaborazione di progetti lavorativi turistici e ricreativi;
in questi ultimi settori si tenderà a  progetti per finanziamenti comunitari o di ogni altra provenienza pubblica;
saliente la concertazione protesa alla  realizzazione di  un Antiquarium incentrato sulla civiltà romana, sul periodo di mezzo, e sulle specificità storiche dell’era moderna con particolare riguardo alle riforme dei Napoleonidi quali emergono dai peculiari catasti onciari e dalle vertenze giuspubblicistiche;
obiettivo precipuo sarà quindi quello del recupero della memoria archeologica delle locali e maestose mura pelasgiche di Pescorocchiano per meglio evidenziare l'importanza del castello dell'anno Mille di Macchiatimone;
si avrà cura di prendere contatti con le locali compagnie filodrammatiche  per la messa in scena di commedie dell’antica Roma (Plauto, Terenzio)  e delle tragedie di Seneca, patrimoni culturali che si agganciano alla prisca civiltà romana di Cicoli, sulla scia di testi eccelsi come quelli di Virgilio, di Tito Livio, di Dionisio di Alicarnasso, di Diodoro Siculo ed altri;
specificatamente si dovranno porre in atto iniziative volti a scavi stratigrafici nell’ottica della nuova scienza dell’archeologia medievale di cui alle specializzazioni universitarie di talune città toscane, centri universitari questi d’avanguardia e fortemente innovativi;
e al contempo tendere a salvaguardare e recuperare edifici moderni in deprecabile stato d’abbandono per concertare con Asl, Centri ospedalieri d’avanguardia del tipo del S. Raffaele di Roma e il già sorto CENTRO DI ASSISTENZA SOCIO-SANITARIA GRATUITA di Santa Lucia di Fiamignano da inquadrare nell'ambito dei  progetti finanziabili dalla Comunità Europea;
si dovrà cioè puntare a far sorgere nel negletto Cicolano centri diagnostici e soprattutto sperimentali nella cura di malattie oncologiche e cardiache, con attrezzature di moderna concezione per la sperimentazione anche a salvaguardia di una popolazione stanziale in atto mal servita e in disagevoli condizioni territoriali.
Nostri soci promotori,  particolarmente competenti nel  suggerire assestamenti di bilancio. sono già pronti ad offrire gratuita collaborazione per consentire al Comune di usufruire dei fondi della Cassa DD. e PP. previe operazioni ponte della banca tesoreria, nell’ambito degli  accordi Monti con la BCE.
Quanto sopra è ovviamente a titolo provvisorio. Ogni ulteriore iniziativa e proposta non è preclusa, anzi se ne chiede sin da ora ogni apporto collaborativo, da qualsiasi parte provenga.

A R B associazione per il rilancio di BACCARECCE

03/09/2015 10:07


Lillo Taverna

A R B
Oggi addì  18 agosto 2015 alle ore 11 nei locali  della villa rustica che fu del sig. Costantino Benedetto i signori meglio precisati negli acclusi allegati
prendono in esame la proposta a suo tempo redatta dal dottore Calogero Taverna che era così concepita:
  Proposta per un progetto di fattibilità di una forma associativa  di volontariato cittadino volto al recupero dei valori civili religiosi storici archeologici  e culturali della comunità di Baccarecce Pescorocchiano
Dopo ampia e approfondita discussione si addiviene alla seguente decisione:
si costituisce l’associazione ARB /Associazione per il Risorgimento di BACCARECCE -  si nomina come presidente Calogero Taverna- economo Antonino di Livio e fungerà d segretario il dottore Calogero TAVERNA
si dà loro  incarico  di adoperarsi presso l’amministrazione comunale per il riconoscimento AI SENSI E PER GLI EFFETTI DELLO STATUTO COMUNALE DI Pescorocchiano. VOLTO AD INCLUDERE LA PREDETTA ASSOCIAZIONE QUALE ENTE culturale e sociale  di interesse pubblico e di rilevanza locale;
Si vuole il "RISORGIMENTO" di Baccarecce, borgo vetusto con un castello strategico  che acutamente Lugini fa risalire all'anno Mille.

Si pensi che Baccarecce in una recente  pubblicazione a carico del Comune di Pescorocchiano non viene manco citato o forse lambito di striscio dal Maceroni non bevevolo verso i sacerdoti Benedetti di Baccarecce nell'Ottocento.


L'ARB  pretenderà che si dia a Baccarecce quel che è di Baccarecce: due rotabili che portano una  al castrum dell'anno Mille di Macchiatimone, in  atto irraggiungibile per cui la settimana scorsa hanno dovuto rinunciare a fotografarlo nell'ambito di studi importanti e pregiudiziali al debito recupero: e l'altra che partendo dai periferici villini porti giù lambendo l'Amico sino al fosso acquitrinoso ove mio suocero un tempo cercò  di lanciare una figlina come dire una fornace per mattoni e tegole.

A MACCHIATIMONE si vorrà una bella municipalizzata che metta sù un posto di ristoro e ricostruisca l'approdo dopo il fiume Salto in piena di quella che fu davvero la strada parafrancigena che partendo dall'Umbria francescana raggiungeva il castello di Petrella (anno mille anche esso) e quindi Poggiopoponesco (sì, quel castello ai cui piedi si distendeva il villaggio medievale che ci si ostina a coprire con plastico preservativo nonostante sotto vi siano i resti cospicui di un villaggio medievale tutto da studiare, preservare e valorizzare anche al fine di ravvivare le smunte vocazioni turistiche, Da Poggiopoponesco una biforcazione; una via civica che passando per Rascino raggiungeva la capitale dell'Aquila dello Stupor Mundi e scendendo a valle i pii pellegrini potevano traghettare l'arduo fiume Salto qui alle sue foci e ristorandosi a Macchiatimone proseguire per Roma alla ricerca dell'assoluzione papale (a pagamento) di tutti i loro peccati mortali o ancor più gravi.
Inoltre ci si estenderà in iniziative
per l'elaborazione proposte e suggerimenti per la valorizzazione dell’archeologia, della peculiarità storica, nonché  per la riappropriazione delle strutture a rilevanza culturale storica e archeologica del territorio;
e in particolare, per la effettuazione di incontri volti a  studi specifici e specialistici nell'ambito della prevenzione sanitaria, degli approfondimenti culturali e della elaborazione di progetti lavorativi turistici e ricreativi;
in questi ultimi settori si tenderà a  progetti per finanziamenti comunitari o di ogni altra provenienza pubblica;
saliente la concertazione protesa alla  realizzazione di  un Antiquarium incentrato sulla civiltà romana, sul periodo di mezzo, e sulle specificità storiche dell’era moderna con particolare riguardo alle riforme dei Napoleonidi quali emergono dai peculiari catasti onciari e dalle vertenze giuspubblicistiche;
obiettivo precipuo sarà quindi quello del recupero della memoria archeologica delle locali e maestose mura pelasgiche di Pescorocchiano per meglio evidenziare l'importanza del castello dell'anno Mille di Macchiatimone;
si avrà cura di prendere contatti con le locali compagnie filodrammatiche  per la messa in scena di commedie dell’antica Roma (Plauto, Terenzio)  e delle tragedie di Seneca, patrimoni culturali che si agganciano alla prisca civiltà romana di Cicoli, sulla scia di testi eccelsi come quelli di Virgilio, di Tito Livio, di Dionisio di Alicarnasso, di Diodoro Siculo ed altri;
specificatamente si dovranno porre in atto iniziative volti a scavi stratigrafici nell’ottica della nuova scienza dell’archeologia medievale di cui alle specializzazioni universitarie di talune città toscane, centri universitari questi d’avanguardia e fortemente innovativi;
e al contempo tendere a salvaguardare e recuperare edifici moderni in deprecabile stato d’abbandono per concertare con Asl, Centri ospedalieri d’avanguardia del tipo del S. Raffaele di Roma e il già sorto CENTRO DI ASSISTENZA SOCIO-SANITARIA GRATUITA di Santa Lucia di Fiamignano da inquadrare nell'ambito dei  progetti finanziabili dalla Comunità Europea;
si dovrà cioè puntare a far sorgere nel negletto Cicolano centri diagnostici e soprattutto sperimentali nella cura di malattie oncologiche e cardiache, con attrezzature di moderna concezione per la sperimentazione anche a salvaguardia di una popolazione stanziale in atto mal servita e in disagevoli condizioni territoriali.
Nostri soci promotori,  particolarmente competenti nel  suggerire assestamenti di bilancio. sono già pronti ad offrire gratuita collaborazione per consentire al Comune di usufruire dei fondi della Cassa DD. e PP. previe operazioni ponte della banca tesoreria, nell’ambito degli  accordi Monti con la BCE.
Quanto sopra è ovviamente a titolo provvisorio. Ogni ulteriore iniziativa e proposta non è preclusa, anzi se ne chiede sin da ora ogni apporto collaborativo, da qualsiasi parte provenga.
A R B associazione per il rilancio di BACCARECCE

03/09/2015 10:07


Lillo Taverna

A R B
Oggi addì  18 agosto 2015 alle ore 11 nei locali  della villa rustica che fu del sig. Costantino Benedetto i signori meglio precisati negli acclusi allegati
prendono in esame la proposta a suo tempo redatta dal dottore Calogero Taverna che era così concepita:
  Proposta per un progetto di fattibilità di una forma associativa  di volontariato cittadino volto al recupero dei valori civili religiosi storici archeologici  e culturali della comunità di Baccarecce Pescorocchiano
Dopo ampia e approfondita discussione si addiviene alla seguente decisione:
si costituisce l’associazione ARB /Associazione per il Risorgimento di BACCARECCE -  si nomina come presidente Calogero Taverna- economo Antonino di Livio e fungerà d segretario il dottore Calogero TAVERNA
si dà loro  incarico  di adoperarsi presso l’amministrazione comunale per il riconoscimento AI SENSI E PER GLI EFFETTI DELLO STATUTO COMUNALE DI Pescorocchiano. VOLTO AD INCLUDERE LA PREDETTA ASSOCIAZIONE QUALE ENTE culturale e sociale  di interesse pubblico e di rilevanza locale;
Si vuole il "RISORGIMENTO" di Baccarecce, borgo vetusto con un castello strategico  che acutamente Lugini fa risalire all'anno Mille.

Si pensi che Baccarecce in una recente  pubblicazione a carico del Comune di Pescorocchiano non viene manco citato o forse lambito di striscio dal Maceroni non bevevolo verso i sacerdoti Benedetti di Baccarecce nell'Ottocento.


L'ARB  pretenderà che si dia a Baccarecce quel che è di Baccarecce: due rotabili che portano una  al castrum dell'anno Mille di Macchiatimone, in  atto irraggiungibile per cui la settimana scorsa hanno dovuto rinunciare a fotografarlo nell'ambito di studi importanti e pregiudiziali al debito recupero: e l'altra che partendo dai periferici villini porti giù lambendo l'Amico sino al fosso acquitrinoso ove mio suocero un tempo cercò  di lanciare una figlina come dire una fornace per mattoni e tegole.

A MACCHIATIMONE si vorrà una bella municipalizzata che metta sù un posto di ristoro e ricostruisca l'approdo dopo il fiume Salto in piena di quella che fu davvero la strada parafrancigena che partendo dall'Umbria francescana raggiungeva il castello di Petrella (anno mille anche esso) e quindi Poggiopoponesco (sì, quel castello ai cui piedi si distendeva il villaggio medievale che ci si ostina a coprire con plastico preservativo nonostante sotto vi siano i resti cospicui di un villaggio medievale tutto da studiare, preservare e valorizzare anche al fine di ravvivare le smunte vocazioni turistiche, Da Poggiopoponesco una biforcazione; una via civica che passando per Rascino raggiungeva la capitale dell'Aquila dello Stupor Mundi e scendendo a valle i pii pellegrini potevano traghettare l'arduo fiume Salto qui alle sue foci e ristorandosi a Macchiatimone proseguire per Roma alla ricerca dell'assoluzione papale (a pagamento) di tutti i loro peccati mortali o ancor più gravi.
Inoltre ci si estenderà in iniziative
per l'elaborazione proposte e suggerimenti per la valorizzazione dell’archeologia, della peculiarità storica, nonché  per la riappropriazione delle strutture a rilevanza culturale storica e archeologica del territorio;
e in particolare, per la effettuazione di incontri volti a  studi specifici e specialistici nell'ambito della prevenzione sanitaria, degli approfondimenti culturali e della elaborazione di progetti lavorativi turistici e ricreativi;
in questi ultimi settori si tenderà a  progetti per finanziamenti comunitari o di ogni altra provenienza pubblica;
saliente la concertazione protesa alla  realizzazione di  un Antiquarium incentrato sulla civiltà romana, sul periodo di mezzo, e sulle specificità storiche dell’era moderna con particolare riguardo alle riforme dei Napoleonidi quali emergono dai peculiari catasti onciari e dalle vertenze giuspubblicistiche;
obiettivo precipuo sarà quindi quello del recupero della memoria archeologica delle locali e maestose mura pelasgiche di Pescorocchiano per meglio evidenziare l'importanza del castello dell'anno Mille di Macchiatimone;
si avrà cura di prendere contatti con le locali compagnie filodrammatiche  per la messa in scena di commedie dell’antica Roma (Plauto, Terenzio)  e delle tragedie di Seneca, patrimoni culturali che si agganciano alla prisca civiltà romana di Cicoli, sulla scia di testi eccelsi come quelli di Virgilio, di Tito Livio, di Dionisio di Alicarnasso, di Diodoro Siculo ed altri;
specificatamente si dovranno porre in atto iniziative volti a scavi stratigrafici nell’ottica della nuova scienza dell’archeologia medievale di cui alle specializzazioni universitarie di talune città toscane, centri universitari questi d’avanguardia e fortemente innovativi;
e al contempo tendere a salvaguardare e recuperare edifici moderni in deprecabile stato d’abbandono per concertare con Asl, Centri ospedalieri d’avanguardia del tipo del S. Raffaele di Roma e il già sorto CENTRO DI ASSISTENZA SOCIO-SANITARIA GRATUITA di Santa Lucia di Fiamignano da inquadrare nell'ambito dei  progetti finanziabili dalla Comunità Europea;
si dovrà cioè puntare a far sorgere nel negletto Cicolano centri diagnostici e soprattutto sperimentali nella cura di malattie oncologiche e cardiache, con attrezzature di moderna concezione per la sperimentazione anche a salvaguardia di una popolazione stanziale in atto mal servita e in disagevoli condizioni territoriali.
Nostri soci promotori,  particolarmente competenti nel  suggerire assestamenti di bilancio. sono già pronti ad offrire gratuita collaborazione per consentire al Comune di usufruire dei fondi della Cassa DD. e PP. previe operazioni ponte della banca tesoreria, nell’ambito degli  accordi Monti con la BCE.
Quanto sopra è ovviamente a titolo provvisorio. Ogni ulteriore iniziativa e proposta non è preclusa, anzi se ne chiede sin da ora ogni apporto collaborativo, da qualsiasi parte provenga.
Mi tocca leggere sul mio diario 'facilonerie' come queste:
..
Ieri Theresa May ha “festeggiato” il primo anno di governo, buttato tra proclami tipo “Brexit means Brexit”, una scoppola elettorale, un partito lacerato, un’economia in rallentamento. Ma il peggio deve ancora venire.
L'incertezza avanza nell’economia. Il settore auto, importante, si è fermato, gli investimenti ridotti. Come ovvio i costruttori globali non investono in una zona grigia che può diventare un buco nero e vanno altrove.
La May ha scitto un manifesto elettorale che prevedeva l’esproprio dell’eredità per gli anziani colti da demenza ed altre patologie simili, poi ritirato. Ritirato anche l’impegno a eliminare la ricca scala mobile dei pensionati, mai inferiore al 2,5%. Oral'angoscia della Confindustria britishpassare il tempo con angoscia.
Per fortuna non si leggono più i compiaciuti editoriali italiani sul successo della Brexit, venati da un pensiero strategico da osteria: “la Germania ha un forte surplus commerciale col Regno Unito, vedrete chi riderà ultimo!”. O anche “se il Regno Unito facesse una Hard Brexit, che problema ci sarebbe? Il cambio risolverebbe tutti i problemi!”.
Purtroppo, la realtà è più complessa delle facilonerie.
---------
Non ho pudore alcuno a dire confermare e predicare che sono un fanatico di queste stigmatizzate 'facilonerie'.
La MAY doveva fare chissà quali tonfi a credere alle lamentazioni delle prefiche anti-inglesi.
Non sarà (ancora) riuscita a stroncare i testamenti estorti in articulo mortis ma almeno il problema ce I'ha presente. I preti del mio paese hanno arricchito i loro parenti con i testamenti estorti a vecchietti che dicono di assistere nei loro antigienici nosocomi.
Ma accusare la May  di fallimento per una minuscola cosa del genere è .... (mi astengo dalla parola giusta:   altra è la questione.
L'Inghilterra ha risolto meglio i suoi problemi economici di come sarebbero andate le cose se restava in UE?
Io non lo so ma neppure queste grandi vestali della meravigliosa UE.
Ho sentito ier sera la Bonino. A parte le sue ipocrite reticenze, mi sono convinto che hanno compiuto un patto scellerato: noi ci accolliamo tutti i migranti di Mare Nostrum e i signori dell'UE ci CONSENTIRONO di splafonare alla grande. Attenzione: CI CONENTIRONO. Ma ora pare (è certo) NON PIU'. Danno e beffa tutto sul groppone degli italici, E dovremmo restare in UE? Già! ma il Veneto Padoan è riuscito ad ottrenere il permesso di gravare lo Stato ITALIANO di ben 17 miliardi di euro. Grazie UE! Senonché a pagare per le dissennatezze delle banche venete del veneto Padion saremo noi CONTRIBUENTI onesti (nostro malgrado). E dovermmo restare in Europa? Appena caccian via Draghi tutti quegli imbrogli di surrettizia sottoscrizione del nostro debito pubblico verranno spazzati via. E alora dovremo ancora restare in Europa? Facilonerie queste mie? Ma mi facciano il pìacere! Calogero Taverna
Mi tocca leggere sul mio diario 'facilonerie' come queste:
..
Ieri Theresa May ha “festeggiato” il primo anno di governo, buttato tra proclami tipo “Brexit means Brexit”, una scoppola elettorale, un partito lacerato, un’economia in rallentamento. Ma il peggio deve ancora venire.
L'incertezza avanza nell’economia. Il settore auto, importante, si è fermato, gli investimenti ridotti. Come ovvio i costruttori globali non investono in una zona grigia che può diventare un buco nero e vanno altrove.
La May ha scitto un manifesto elettorale che prevedeva l’esproprio dell’eredità per gli anziani colti da demenza ed altre patologie simili, poi ritirato. Ritirato anche l’impegno a eliminare la ricca scala mobile dei pensionati, mai inferiore al 2,5%. Oral'angoscia della Confindustria britishpassare il tempo con angoscia.
Per fortuna non si leggono più i compiaciuti editoriali italiani sul successo della Brexit, venati da un pensiero strategico da osteria: “la Germania ha un forte surplus commerciale col Regno Unito, vedrete chi riderà ultimo!”. O anche “se il Regno Unito facesse una Hard Brexit, che problema ci sarebbe? Il cambio risolverebbe tutti i problemi!”.
Purtroppo, la realtà è più complessa delle facilonerie.
---------
Non ho pudore alcuno a dire confermare e predicare che sono un fanatico di queste stigmatizzate 'facilonerie'.
La MAY doveva fare chissà quali tonfi a credere alle lamentazioni delle prefiche anti-inglesi.
Non sarà (ancora) riuscita a stroncare i testamenti estorti in articulo mortis ma almeno il problema ce I'ha presente. I preti del mio paese hanno arricchito i loro parenti con i testamenti estorti a vecchietti che dicono di assistere nei loro antigienici nosocomi.
Ma accusare la May  di fallimento per una minuscola cosa del genere è .... (mi astengo dalla parola giusta:   altra è la questione.
L'Inghilterra ha risolto meglio i suoi problemi economici di come sarebbero andate le cose se restava in UE?
Io non lo so ma neppure queste grandi vestali della meravigliosa UE. Ho sentito ier sera la Bonino. A parte le sue ipocrite reticenze, mi sono convinto che hanno compiuto un patto scellerato: noi ci accolliamo tutti i migranti di Mare Nostrum e i signori dell'UE ci CONSENTIRONO di splafonare alla grande. Attenzione: CI CONENTIRONO. Ma ora pare (è certo) NON PIU'. Danno e beffa tutto sul groppone degli italici, E dovremmo restare in UE? Già! ma il Veneto Padoan è riuscito ad ottrenere il permesso di gravare lo Stato ITALIANO di ben 17 miliardi di euro. Grazie UE! Senonché a pagare per le dissennatezze delle banche venete del veneto Padion saremo noi CONTRIBUENTI onesti (nostro malgrado). E dovermmo restare in Europa? Appena caccian via Draghi tutti quegli imbrogli di surrettizia sottoscrizione del nostro debito pubblico verranno spazzati via. E alora dovremo ancora restare in Europa? Facilonerie queste mie? Ma mi facciano il pìacere! Calogero Taverna
Mi tocca leggere sul mio diario 'facilonerie' come queste:
..
Ieri Theresa May ha “festeggiato” il primo anno di governo, buttato tra proclami tipo “Brexit means Brexit”, una scoppola elettorale, un partito lacerato, un’economia in rallentamento. Ma il peggio deve ancora venire.
L'incertezza avanza nell’economia. Il settore auto, importante, si è fermato, gli investimenti ridotti. Come ovvio i costruttori globali non investono in una zona grigia che può diventare un buco nero e vanno altrove.
La May ha scitto un manifesto elettorale che prevedeva l’esproprio dell’eredità per gli anziani colti da demenza ed altre patologie simili, poi ritirato. Ritirato anche l’impegno a eliminare la ricca scala mobile dei pensionati, mai inferiore al 2,5%. Oral'angoscia della Confindustria britishpassare il tempo con angoscia.
Per fortuna non si leggono più i compiaciuti editoriali italiani sul successo della Brexit, venati da un pensiero strategico da osteria: “la Germania ha un forte surplus commerciale col Regno Unito, vedrete chi riderà ultimo!”. O anche “se il Regno Unito facesse una Hard Brexit, che problema ci sarebbe? Il cambio risolverebbe tutti i problemi!”.
Purtroppo, la realtà è più complessa delle facilonerie.
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Non ho pudore alcuno a dire confermare e predicare che sono un fanatico di queste stigmatizzate 'facilonerie'.
La MAY doveva fare chissà quali tonfi a credere alle lamentazioni delle prefiche anti-inglesi.
Non sarà (ancora) riuscita a stroncare i testamenti estorti in articulo mortis ma almeno il problema ce I'ha presente. I preti del mio paese hanno arricchito i loro parenti con i testamenti estorti a vecchietti che dicono di assistere nei loro antigienici nosocomi.
Ma accusare la May  di fallimento per una minuscola cosa del genere è .... (mi astengo dalla parola giusta:   altra è la questione.
L'Inghilterra ha risolto meglio i suoi problemi economici di come sarebbero andate le cose se restava in UE?
Io non lo so ma neppure queste grandi vestali della meravigliosa UE.
Ho sentito ier sera la Bonino. A parte le sue ipocrite reticenze, mi sono convinto che hanno compiuto un patto scellerato: noi ci accolliamo tutti i migranti di Mare Nostrum e i signori dell'UE ci CONSENTIRONO di splafonare alla grande. Attenzione: CI CONENTIRONO. Ma ora pare (è certo) NON PIU'. Danno e beffa tutto sul groppone degli italici. E dovremmo restare in UE? Già! ma il Veneto Padoan è riuscito ad ottrenere il permesso di gravare lo Stato ITALIANO di ben 17 miliardi di euro. Grazie UE! Senonché a pagare per le dissennatezze delle banche venete del veneto Padion saremo noi CONTRIBUENTI onesti (nostro malgrado). E dovermmo restare in Europa? Appena caccian via Draghi tutti quegli imbrogli di surrettizia sottoscrizione del nostro debito pubblico verranno spazzati via. E alora dovremo ancora restare in Europa? Facilonerie queste mie? Ma mi facciano il pìacere! Calogero Taverna
Racalmuto si affacia al secolo XX con connotati che possiamo cogliere dall’Annuario d’Italia - Calendario generale del Regno” del 1896 pag. 318 e segg. «Mandamento di Racalmuto - Comuni 2 - Popolazione 22.648, Tribunale, Conservatorie delle ipoteche e Ufficio metrico in Girgenti, Ufficio di P.S. e Uff. Reg. In Racalmuto. Magazzino Privative e Agenzia delle imposte a Canicattì - Racalmuto - Collegio elettorale di Canicattì, diocesi di Girgenti. Ab. 13.434 Sup. Ett. 4.237 - Alt. Su livello del mare m. 460 - Grosso borgo, fabbricato sulla sinistra di un affluente del Platani. Corsi d’acqua: un affluente del Platani. Prodotti: cereali, viti, olivi, frutta. Miniere: Miniere di zolfo greggio e varie miniere di salgemma. Fiere: ultima Domenica di maggio (bestiame e merci). Sindaco: Tulumello barone Luigi. Segret. Comunale: Rao Liborio. - Agenti di assicurazione: Macaluso Vincenzo (Venezia), Rao Liborio. Albergatori: Martorana Alfonso - Valenti Giuseppe. Bestiame: (negoz.) Borsellino Calogero - Borselino Giovanni - Pavia Giulio - Piazza Gio. E Giuseppe. Caffettieri: Esposto Pio; Farrauto Gioacchino; ved. Licata. Cappelli (negoz.): Conigliaro Francesco - Martorana Nicolò. Cereali: (negoz.) Bartolotta Giuseppe - Bartolotta Salvatore - Bartolotta Nicolò - Scimè Salvatore - Nalbone F.lli. Cordami: (fabbric.) Greco Salvatore - Scimè Salvatore. Farine: (negoz.) Falcone Gioacchino - Geraci Calogero - Scimè Gregorio - Scimè Alfonso - Scimè Pasquale - Schillaci Ventura - Taibbi Gioacchino. Ferro: (negoz.) Cutaia Luigi - Macaluso Salvatore. Formaggi: (negoz.) Denaro Calogero - Denaro F.lli - Giuffrida Gaetana - Iovane Antonio. Legnami: (negoz.) Macaluso Francesco - Macaluso Salvatore - Napoli Carmelo - Cutaia Luigi. Merciai: Alessi Salvatore - Di Rosa Giuseppe. Miniere di salgemma: (eserc.) Bartolotta Giuseppe - Denaro Giovanni - Lauricella Nicolò - Licata Salvatore. Miniere di zolfo: (eserc.) Argento Michelangelo - Argento Santo - Bartolotta Diego - Bonomo Giuseppe e Figli - Brucculeri Michelangelo - Buscarino Pietro - Cavallaro Giuseppe - Cavallaro Luigi - Cino Calogero - Cutaia Salvatore - Farrauto cav. Alfonso - Farrauto Francesco - Franco Gaspare - La Rocca Salvatore - Liotta Calogero - Lo Jacono Vincenzo - Macaluso Stefano di Calogero - Macaluso Stefano di Francesco - Mantia Giuseppe - Mantia Michele - Mantia Salvatore - Martorana Salvatore - Martorana Vincenzo - Matrona comm. Gaspare - Matrona cav. Paolino - Matrona cav. Michele - Matrona Napoleone - Messana Calogero - Morreale Carmelo - Munisteri Pinò Nicolò - Picone Salvatore - Puma Carmelo - Romano Calogero fu Luigi - Romano Giuseppe - Romano dott. Salvatore - Salvo Giuseppe - Schillaci Diego - Schillaci Giuseppe - Schillaci Pietro - Schillaci Ventura F.lli - Sciascia Leonardo - Scibetta Diego - Scibetta avv. Giuseppe e F.lli - Scimè Pasquale - Sferlazza Salvatore e Figli - Tinebra Luigi - Tinebra Salvatore; Serafino; Vincenzo - Tulumello Arcangelo - Tulumello b.ni Luigi - Tulumello Nicolò - Tulumello Salvatore - Vella Antonio e Volpe Calogero. Mode: (negoz.) Conigliaro F. - Molini: (eserc.) Burruano Giuseppe - Falcone Gioacchino - Farrauto Salvatore - Palermo Nicolò - Scimè Pasquale - Scimè Sferlazza Salvatore. Molini (a vapore) : (eserc.) Alfano Giuseppe - Farruggia Gerlando - Grillo e Picataggi - Scimè Arnone Giuseppe. Olio d’oliva: Cinquemani Alfonso - Cinquemani Dom. - Cinquemani Salvatore - Leone Diego - Licata Salvatore - Liotta Pietro e Patti Leonardo. Panettieri: Genova Pietro - Rizzo Nicolò - Romano Ignazio. Paste alimentari: (fabbric.) Franco Vincenzo - Giudice Nicolò - La Rocca Francesco - La Rocca ved. Carmela - Mattina Salvatore - Mattina Vincenzo - Picataggi Federico (a vapore) - Pitruzzella Angelo; Diego. Pellami: (neg.) Alessi Salvatore. Pizzicagnoli: Denaro Salvatore - Iovane Antonio. Sommacco :(negoz.) Denaro Giovanni - Flavia Giuseppe - Grillo Raffaele - Mantia Giuseppe - Martorana Luigi - Mendola Calogero - Pantalone Giosafatte. Tessuti: (negoz.) Collura Salvatore - Franco Gaspare - Petruzzella G.B. - Puma Gerlando - Romano Calogero - Scibetta Giuseppe. Vini: (negoz. Ingrosso) Mazttina Carmelo - Mendola Santo - Puma Giov. - Puma  Michelangelo - Salvo Giuseppe - Taverna Carmelo - Zaffuto Angelo. ProfessioniAgrimensori: Amato Calogero. Agronomi: Busuito Alfonso Falletta Luigi - Grisafi Calogero - Terrana Giuseppe. Farmacisti: Baeri Angelo - Cavallaro Giuseppe - Scibetta Luigi - Presti Cesare - Romano Giuseppe - Tulumello Salvatore.  Medici-chirurghi: Bartolotta Giuseppe - Burruano Francesco - Busuito Luigi - Busuito Giuseppe - Busuito Salvatore - Cavallaro Erminio - Falletta Gaetano - Romano Salvatore - Scibetta-Troisi Alfonso - Scibetta-Troisi Diego - Macaluso Luigi. Notai:  Alaimo Michelangelo - Gaglio Ferdinando - Vassallo Giuseppe Antonio.


 


Il quadro economiche che se ne trae è molto variegato ed esplicativo. Oltre 63  esercenti di miniere di zolfo (per converso solo  4 esercenti di miniere di salgemma) attestano l’importanza del settore. L’agricoltura è piuttosto fiorente: 5 grossisti in cereali; 7 spacci di farine; 6 molini e 4 a vapore; paste alimentari e pane vengono smerciati in vari punti di vendita; opera anche un pastificio a vapore; 7 commercianti all’ingrosso in vino; 7 grossisti di sommacco; 7 grossisti di olio di oliva. Il secondario, in un centro effervescente per occupazione industriale e per sviluppo agricolo, è congruo: negozi di ferro, di pellami, di legname, di cordami non mancano; e poi merciai ed empori di mode, di tessuti, di cappelli; quindi trovano lavoro i caffettieri (ben tre). La pastorizia è discreta: negozi di formaggio e  quattro macelleria lo comprovano. Nutrita la serie dei professionisti: diversi agrimensori ed agronomi, segno della rilevanza della proprietà terriera; tre notai (di cui solo uno veramente racalmutese); stranamente i tanti avvocati del tempo non ci vengono segnalati; e poi tanti (troppi) medici (ma  molti sono fra loro strettisimi parenti ed è da pensare che la laurea fosse più un orpello che lo studio propedeutico ad una effettiva professione medica). Il quadro ‘borghese’, “agrario” ed il profilo degli esercenti di miniere di zolfo - che un ruolo avranno nell’avvento del fascismo a Racalmuto - sono ben delineati a decifrare fra i cognomi delle famiglie che figurano le arti ed i mestieri. Destinati ad uno squallido tramonto le tre famiglie in qualche modo titolate: i Tulumello, i Matrona ed i Farrauto; presenti nell’agone politico prefascista i vari Cavallaro, Bartolotta, Scimé, Baeri, Mantia, Vella,   etc. E’ arduo rinvenirvi i ceppi d’origine di quelle che saranno le figure dominanti del fascismo: Giovanni  Agrò, il dott. Enrico Macaluso, il prof. Giuseppe Mattina di Gaetano, il maestro Macaluso, Antonio Restivo: una rotazione dirigenziale, in senso popolare, il fascismo a Racalmuto senza dubbio finì col determinarla, una sorta di redenzione sociale delle classi meno abbienti, una retrocessione dalle funzioni pubbliche dei ‘galantuomini’ racalmutesi dell’Ottocento. 


 


Luigi Pirandello ne I vecchi e i giovani ( accenna alle condizioni - avvilentissime - dei ceti infimi racalmutesi. Vi include ovviamente gli zolfatai. Triste la sorte dei ‘mafiosi’ incastrati dalla giustizia: miseranda la vita delle loro donne.


«..s’affollavano storditi i paesani zotici di Grotte o di Favara, di Racalmuto o di Raffadali  o di Montaperto, solfaraj e contadini, la maggior parte, dalle facce terrigne e arsicce, dagli occhi lupigni, vestiti dei grevi abiti di festa di panno turchino con berrette di strana foggia: a cono, di velluto; a calza, di cotone; o padavovane; con cerchietti o cateneccetti d’oro agli orecchi; venuti per testimoniare o per assistere i parenti carcerati. Parlavano tutti con cupi suoni gutturali o con aperte pretratte interjezioni. Il lastricato della strada schizzava faville al cupo fracasso dei loro scarponi imbullettati, di cuojo grezzo, erti, massicci e scivolosi. E avevan seco le loro donne, madri e mogli e figlie e sorelle, dagli occhi spauriti o lampeggianti d’un’ansietà torbida e schiva, vestite di baracane, avvolte nelle brevi mantelline di panno, bianche o nere, col fazzoletto dai vivaci colori in capo, annodato sotto il mento, alcune coi lobi degli orecchi strappati dal peso degli orecchini a cerchio, a pendagli, a lagrimoni; altre vestite di nero e con gli occhi e le guance bruciati dal pianto, parenti di qualche assassinato. Fra queste, quand’eran sole, s’aggirava occhiuta e obliqua qualche vecchia mezzana a tentar le più giovani e appariscenti che avvampavano per l’onta e che pur non di meno tavolta cedevano ed eran condotte, oppresse di angoscia e tremanti, a fare abbandono del proprio corpo, senz’alcun loro piacere, per non ritornare al paese a mani vuote, per comperare ai figlioli lontani, orfani, un pajo di scarpette, una vesticciuola.»


 


Forse un tantinello oleografica, ma pur sempre molto pertinente, la raffigarazione che Nino Savarese () fa delle zolfare e dei zolfatai che ben si attaglia alla Racalmuto dell’avvento fascista. «I fazzoletti di seta sgargiantissimi, i pantaloni a campana, gli scarpini di pelle lucida con lo  scricchiolìo, il berretto sulle ventitre e il grumoletto giallo dei semprevivi all’occhiello, sono distintivi della classe zolfilfera, non solo ignorati, ma ironizzati, dalla gente di campagna. Dopo di essere stati mezzo nudi come selvaggi, grondanti sudore anche di pieno inverno, nelle gallerie e nei pozzi afosi o sotto il peso delle corbe nei trasporti, per i quali spesso non esistono mezzi animali o meccanici, quelle vistose gale sono come una rivincita, una specie di commemorazione domenicale, di fatto, non tanto naturale e prevedibile, di essere ancora in vita e con le tasche piene di danaro  ben guadagnato. E fra i proprietari e dirigenti di zolfare e proprietari di terre, c’è ancora, una netta distinzione di modi, di vita, di gusti e persino una certa differenza nel linguaggio: gli uni sempre intenti a tentare nuove avventure di pozzi e di gallerie, con l’animo sospeso sulle incognite degli abissi e degli improvvisi disastri dei crolli e del grisù, gli altri con gli occhi pacificamente rivolti al cielo a scrutare i cambiamenti del tempo. [...] L’isola è ancora ricchissima di zolfo. Specie nella parte centrale, le miniere, in certe contrade, si seguono a brevissima distanza.


«Dalla profondità delle loro viscere esse hanno mandato ricchezze enormi: intere generazioni di padroni vi si sono arricchite; intere generazioni di operai vi hanno logorato la loro esistenza, ed eccole che fumano ancora, che è il loro modo di dire che esistono, che producono ancora e vogliono nuove braccia e nuovi sacrifici, in cambio di nuove promesse di ricchezza e di felicità! La fumata di una miniera altera le linee del paesaggio di una contrada, come per l’avvertimento che, in quel punto, la terra si sta consumando in una dissoluzione e in uno struggimento innaturali: c’è qualcosa che richiama la vampata di un incendio o di un disastro irreparabile. Non vedi le poche colonnine di fumo delle ciminiere di una fabbrica, le quali hanno sempre qualche cosa di simmetrico e di preordinato, ma centinaia di colonne di fumo che salgono, ora altissime, ora basse, ora a larghe volute come veli di nebbia densa e giallastra. [...]


«I molli pascoli, gli orti grassi, le vigne sembrano girare al largo da questi luoghidove la terra si è resa maledettamente infeconda.  [...]


«Qua e là, tra le distese grige del tufo e i mucchi rossastri dei detriti della fusione, sbocciano improvvisamente come grandi fiori gialli, i mucchi dello zolfo già fuso ed accatastato, pronto per essere spedito. Queste cataste vengono fatte in prossimità dei forni e dei calcheroni, che sono i luoghi della fusione; a sistema moderno, i primi, a modo antico, i secondi. I calcheroni, mucchi di minerale più minuto, a cono, sembrano piccolissimi vulcani a catena; i forni, piatte costruzioni in muratura hanno nell’interno la forma di botti da vino, col mezzule e la spina e l’ampio cocchiume aperto, dal quale, per certi soppalchi praticabili, viene versato il mineralegrezzo. Lo zolfo, acceso all’interno, filtra attraverso i residui che non fondono, e viene fuori dalla spina, in un liquido scuro, ancora denso, sfrigolante di fiammelle azzurrognole, tra vapori acri ed irrespirabili. Le operazioni che si vedono in una miniera sembrano allora quelle di una vendemmia diabolica condotta nel centro della terra, e questo il vino di Mefistofele!


«Di notte la miniera è appena segnata da grappoli di lampadine. Ma nel suo grembo infuocato il lavoro non si arresta nemmeno durante la notte. Squadre di minatori non lasciano il piccone. Si suda ancora e si impreca mentre nelle campagne intorno, i lumi delle casette campestri si spensero assai per tempo, e i contadini aspettano il nuovo soleper riprendere la loro fatica. E i campanacci dei bovi e delle pecore levano sui campi silenziosi il loro suono di pace e di tranquillità.»


 


Quanto al contrasto contadini-zolfatai che affiora dalla pagina di Savarese, per Racalmuto dovremmo fare un qualche distinguo se già nel lontano 1885 il pretore locale così riferiva alla Giunta per l’Inchiesta Agraria sulle condizioni della classe agricola (): «Il contadino di questi luoghi non è un servo della gleba, non è scarsamente pagato come in altri luoghi: se non gli è ben pagato il suo lavorosui campi, trova sicuro lavoro e ben retribuito nelle miniere e perciò non è misero, ha di che vivere e può mantenere la sua famiglia [...], veri contadini, individui che attendono esclusivamente alla cultura dei campi, non ve ne sono: lavorano alternativamente, ora in miniera di zolfo, ora nei campi.»


L. Hamilton Caico, l’irrequita moglie di uno dei membri dell’importante famiglia Caico di Montedoro (paese finitimo con Racalmuto), commentando vicende e costumi di un paese agricolo-minerario attorno al primo decennio del secolo, in pieno riferimento, quindi, al centro che qui interessa, scriveva: «Il lavoro al quale il piconiere è sottoposto corrode e disgrega la sua personalità, fino alla perdita totale di ogni senso morale. Imbroglia e deruba il pur severo sorvegliante, durante il lavoro della miniera; e quando rientra in paese, non fa altro che bere e gioca d’azzardo, sperperando così tutto quello che ha guadagnato durante la settimana [...]. E’ rispettoso e sottomesso ai superiori durante le ore di lavoro, ma appena ritorna in paese diventa prepotente e litigioso, con un atteggiamento sprezzantee provocatorio [...]. E i carusi? Le infelici creature vengono ingaggiate per lavorare all’aperto non appena compiono dieci anni e, quando hanno compiuto i quattordici anni, per lavorare dentro la miniera [...] questo genere di vita li predispone al rachitismo e alla deformità e, moralmente, sopprime in essi ogni istinto di umana bontà, poiché crescono avendo a loro modello i piconieri, anzi con un più completo e generale disfacimento della dignità umana [...], mentre nell’animo nascono e crescono istinti violenti di ribellione e di malvagità, i sensi di un odio inconscio, le tendenze più perverse.» ()


Gli zolfatai di Racalmuto furono politicamente e sindacalmente vivaci. Abbiamo visto come subito passarono al fascismo, ma con un ribellismo sindacale che fu domato molto tardi dallo stesso fascismo. Ancora, nel 1931, osavano scioperare per contestare la riduzione della paga unilaterlmente decisa dagli esercenti. () Prima di tale - sospetta - conversione al fascismo, erano stati socialisti sotto l’egida di una strana figura d’avvocato locale, Vincenzo Vella, figura che illustreremo dopo. Non crediamo proprio che avessero gradito lo sproloquio moralistico che ebbe a propinargli un noto socialista dell’epoca, il geom. Domenico Saieva. Costui, organizzatore di minatori a Favara fra fine secolo ed i primi del ‘900, in un comizio agli zolfatai di Racalmuto del 12 marzo 1905 redarguiva i locali zolfatai in questi termini: «Io ho sentito il dovere di dirvi ... che se volete andare avanti occorre educarvi, abbandonare il vizio, le bettole e dare una contingente inferiore alla criminalità [...] le statistiche criminali parlano chiaro e fanno spavento [..]. Ignoranti, viziosi e disorganizzati come siete oggi, vivrete sempre nella più orribile abiezione morale ed economica [..].» ()


Quanto alla vexata quaestio dei carusi, il moralismo era antico, ma in fondo cinico. Richeggiano le scriteriate parole che un sindaco di Racalmuto, Gaspare Matrona, tanto conclamato da Leonardo Sciascia, ebbe a pronunciare nel 1875 davanti alla Giunta per l’Inchiesa sulla Sicilia: «A domanda: E l’affare fanciulli nelle zofare? Risponde: E’ questione grave, ci è l’umanità da una parte e l’interesse economico dall’altra. A domanda: Produce danni fisici e morali: Risponde Non quanto si crede. Per le zolfare credo che ci vorrebbe una specie di consorzio. Qui la proprietà è divisa. Tutti siamo nella commodità generale. Per togliere l’acqua occorrerebbe potersi avvalere per costruzione di acquedotto dei terreni sottostanti; una specie di servitù di acquedotto o meglio consorzio.» ()


 

Ettore Giuseppe Tancredi Messana da Mussomeli a Riesi (1919, ottobre)




Ettore Giuseppe Tancredi Messana, classe 1884, di Racalmuto, ad un anno della fine della grande guerra del '15-'18 , già laureato in giurisprudenza a Palermo, sposato e padre dell'unico figlio che avrà, stenta a fare l'avvocato a Racalmuto.
Anche suoi validi colleghi stentano: un paio avevano preso la via della magistratura, un altro sarà ufficiale dei carabinieri. Ettore sceglie la polizia.
Nei primi di Ottobre del 1919 lo troviamo vice commnissario in quel di Mussomeli, un paese dell'interno nisseno, malandato, povero, in fermento ma ancora i rigurgiti mafiosi non sono pienamente chiari. Il celebre Genco Russo è di là da venire. Il Fascismo non si sapeva neppure cosa fosse, ammesso che in quell'anno potesse dirsi già sorto.
L'ex avvocato Ettore Giuseppe Tancredi è un moderato ma blando, arriva persino a propendere per idee socialiste, abbagliato dall'intelluttuale di turno racalmutese, il mefistofelico Viciu Vella.
Nelle vesti di poliziotto non si trova a suo agio. Non ha il cipiglio dello sbirro. In fondo è un intellettuale. Ha discreta cultura. Non so se legge Maffeo Pantaleoni.
Proprio in quell'anno esce un libro di costui per i tpi della prestigiosa casa editrice Laterza. S'intitola 'La Fine Provvisoria di un' Epopea'. Libro settario ma colto, espressione di una Destra irritata, spietata, virulenta. Il XII capitolo è contro il siciliano Orlando. "E' caduto, finalmente, l'on. Orlando, dopo avere arrecato al paese danni incalcolabili! Debole di carattere quanto una femmina, ora vaneggiante per euforia, ora pieno di pianto come un moribondo che per le colpe incontrate tema la collera divina, maestro di bassa astuzia parlamentare, bugiardo come un curiale, retore che anziché incantare gli altri, sé medesimo incanta, dominato ognora da mascalzoni del partito ufficiale socialista (PUS), di cui la violenza plebea a lui dà la pelle d'oca, da mascalzoni arrivisti che, attraverso ai serpeggiamenti della massoneria burocratica, riuscìvano ad affiancarglisi."
E Nitti che era subentrato ad Orlando? Direi che il Pantaleoni è piuttosto attendista, ma non stima molto il nuovo primo ministro: " Il Nitti è ancora un'incognita. Lo sarà per tempo brevissimo ... Non basta atteggiarsi a dìfensore dell'ordine pubblico in dichiarazione alla Camera , al Senato, in circolari ai Prefetti! Ciò è già qualcosa, non è abbastanza. Il ripristinamento dell'ordine pubblico implica lotta a fondo, con i fatti, contro il bolscevichismo operaio, contro la violenza sindacalista, contro una lega di circa 45 mila massoni che ricattano ogni ministero perché stanno nascosti nella burocrazia e ne sabotano i servizi e contro il bolscevichismo clericale che ha per capo Miglioli e corrompe già il partito popolare italiano. "
Non siam certi che Messana si sia abbeverato a questa letteratura politica, ma erano idee, sentimenti, predicazioni che ebbero a scuotere la fede socialista di Ettore. Un po' amletico, ma pur sempre uomo deciso, propenso all'ordine, schivo da estremismi, il Messana viene attenzionato dalla equivoca Prefettura di Caltanissetta (la Questura doveva essere ancora definita). Ed ecco che vien chiamato a sedare strane rivolte a Riesi. Vi era una testa calda che agitava le masse. Si chiamava Butera. Vi era un guazzabuglio sociale connesso ad una residuale antistorica realtà feudale. Vi era un deputato, il Pasqualino, sfuggente, inane. Messana vi finisce dentro e tenta suo modo di ristabilire l'ordine pubblico come l'ha studiato all'Università, come l'ha succhiato nella sua famiglia borghese, fatta di galantuomini, intrisa di quella signorilità tutta meridionale, tipicamente locale, mineraria più che agricola.
Ditemi quel che volete, ma questo dileggio dell'ANPI di Palermo non ha senso alcuno, è solo ebetismo politico, astio sociale, incultura storica.
"Orcel viene assassinato ad un anno dalla strage di Riesi del 1919 dove vengono assassinati 15 contadini compreso un tenente di fanteria che si era opposto all’ordine fascista di sparare sui contadini che manifestavano per la riforma agraria. Ad ordinare il fuoco in solidale intesa con la mafia è stato un fascista della prima ora, Ettore Messana di Racalmuto, ufficiale di P.S., poi membro dell’OVRA, il servizio segreto, efferato criminale di guerra questore a Lubiana negli anni 40 ed infine lo ritroveremo inspiegabilmente ….Ispettore generale di polizia in Sicilia negli anni 1945!"
Tutti siam buoni a diffamare, l'ANPI di Palermo in questa circostanza è solo scellerata.



Ettore Giuseppe Tancredi Messana da Mussomeli a Riesi (1919, ottobre)

Ettore Giuseppe Tancredi Messana da Mussomeli a Riesi (1919, ottobre)




Ettore Giuseppe Tancredi Messana, classe 1884, di Racalmuto, ad un anno della fine della grande guerra del '15-'18 , già laureato in giurisprudenza a Palermo, sposato e padre dell'unico figlio che avrà, stenta a fare l'avvocato a Racalmuto.
Anche suoi validi colleghi stentano: un paio avevano preso la via della magistratura, un altro sarà ufficiale dei carabinieri. Ettore sceglie la polizia.
Nei primi di Ottobre del 1919 lo troviamo vice commnissario in quel di Mussomeli, un paese dell'interno nisseno, malandato, povero, in fermento ma ancora i rigurgiti mafiosi non sono pienamente chiari. Il celebre Genco Russo è di là da venire. Il Fascismo non si sapeva neppure cosa fosse, ammesso che in quell'anno potesse dirsi già sorto.
L'ex avvocato Ettore Giuseppe Tancredi è un moderato ma blando, arriva persino a propendere per idee socialiste, abbagliato dall'intelluttuale di turno racalmutese, il mefistofelico Viciu Vella.
Nelle vesti di poliziotto non si trova a suo agio. Non ha il cipiglio dello sbirro. In fondo è un intellettuale. Ha discreta cultura. Non so se legge Maffeo Pantaleoni.
Proprio in quell'anno esce un libro di costui per i tpi della prestigiosa casa editrice Laterza. S'intitola 'La Fine Provvisoria di un' Epopea'. Libro settario ma colto, espressione di una Destra irritata, spietata, virulenta. Il XII capitolo è contro il siciliano Orlando. "E' caduto, finalmente, l'on. Orlando, dopo avere arrecato al paese danni incalcolabili! Debole di carattere quanto una femmina, ora vaneggiante per euforia, ora pieno di pianto come un moribondo che per le colpe incontrate tema la collera divina, maestro di bassa astuzia parlamentare, bugiardo come un curiale, retore che anziché incantare gli altri, sé medesimo incanta, dominato ognora da mascalzoni del partito ufficiale socialista (PUS), di cui la violenza plebea a lui dà la pelle d'oca, da mascalzoni arrivisti che, attraverso ai serpeggiamenti della massoneria burocratica, riuscìvano ad affiancarglisi."
E Nitti che era subentrato ad Orlando? Direi che il Pantaleoni è piuttosto attendista, ma non stima molto il nuovo primo ministro: " Il Nitti è ancora un'incognita. Lo sarà per tempo brevissimo ... Non basta atteggiarsi a dìfensore dell'ordine pubblico in dichiarazione alla Camera , al Senato, in circolari ai Prefetti! Ciò è già qualcosa, non è abbastanza. Il ripristinamento dell'ordine pubblico implica lotta a fondo, con i fatti, contro il bolscevichismo operaio, contro la violenza sindacalista, contro una lega di circa 45 mila massoni che ricattano ogni ministero perché stanno nascosti nella burocrazia e ne sabotano i servizi e contro il bolscevichismo clericale che ha per capo Miglioli e corrompe già il partito popolare italiano. "
Non siam certi che Messana si sia abbeverato a questa letteratura politica, ma erano idee, sentimenti, predicazioni che ebbero a scuotere la fede socialista di Ettore. Un po' amletico, ma pur sempre uomo deciso, propenso all'ordine, schivo da estremismi, il Messana viene attenzionato dalla equivoca Prefettura di Caltanissetta (la Questura doveva essere ancora definita). Ed ecco che vien chiamato a sedare strane rivolte a Riesi. Vi era una testa calda che agitava le masse. Si chiamava Butera. Vi era un guazzabuglio sociale connesso ad una residuale antistorica realtà feudale. Vi era un deputato, il Pasqualino, sfuggente, inane. Messana vi finisce dentro e tenta suo modo di ristabilire l'ordine pubblico come l'ha studiato all'Università, come l'ha succhiato nella sua famiglia borghese, fatta di galantuomini, intrisa di quella signorilità tutta meridionale, tipicamente locale, mineraria più che agricola.
Ditemi quel che volete, ma questo dileggio dell'ANPI di Palermo non ha senso alcuno, è solo ebetismo politico, astio sociale, incultura storica.
"Orcel viene assassinato ad un anno dalla strage di Riesi del 1919 dove vengono assassinati 15 contadini compreso un tenente di fanteria che si era opposto all’ordine fascista di sparare sui contadini che manifestavano per la riforma agraria. Ad ordinare il fuoco in solidale intesa con la mafia è stato un fascista della prima ora, Ettore Messana di Racalmuto, ufficiale di P.S., poi membro dell’OVRA, il servizio segreto, efferato criminale di guerra questore a Lubiana negli anni 40 ed infine lo ritroveremo inspiegabilmente ….Ispettore generale di polizia in Sicilia negli anni 1945!"
Tutti siam buoni a diffamare, l'ANPI di Palermo in questa circostanza è solo scellerata.
veder far storia con le ipotesi, da microstorico mi sollazza. Poi rifugiarsi all'estero anziché occuparsi e preoccuparsi delle cose di casa nostra diciamo che è salvifica distrazione. Ripresa una risposta di Visco del 2014 - tutta costi e benefici - sono finito nei bordelli della SIDIEF, nella patrimonializzazione di un ente pubblico che si diceva a rilevanza costituzionale e ciò nonostante la legge Tremonti con il suo art. 19, nella duplice triplice quadruplice reminerazione pensionistica dei diletti di via Nazionale 91, negli outright speculativi della CSR, nelle polizze assicurative sanitarie similsenatoriali di BI, nella varie CASC CASPIE CS BI. E se parlo Cottini mi caccia via, Calandrino non ne parliamo, Anche la Rame con il suo comico tiaso maschile. E nessuno osa spendere una parola di solidarietà. Siete gente eccelsa che stimo ed ammiro. Se talora vi contesto non è per malevolenza, magari 'vi odio per la paura di amarvi troppo' come si sussurrava ai tempi dei telefoni bianchi. Calogero Taverna



Da: Calogero taverna <calogerotaverna@LIVE.IT>
Inviato: lunedì 8 agosto 2016 10.42
A: studiomarcangeli@hotmail.com
Oggetto: all'attenzione di Picchio
 

Le infiltrazioni longobarde fra gli EQUI
di Calogero Taverna
Le mie scorribande storiche avevano fatto soffermare su una mia vecchia visita al Museo Pigorini.

In una sala stava una ricostruzione di un avello che veniva detto essere la tomba di un guerriero longobardo,  rinvenuta in quel di Val dei Varri.

Mi aveva molto incuriosito il fatto che i longobardi si fossero infiltrati guerrescamente sino a questa landa del Cicolano, sotto Pescorocchiano.

Recenti lavori di restauro della principale chiesa di quel paesotto abbarbicato al costone di uno dei tanti picchi montani di quella enclave,  che dicono un tempo essere stata dominata dall'Ofente cantato da Virgilio nell'Eneide, avevano consentito di rinvenire un fregio litico decisamente longobardo.

Dunque i Longobardi furono molto presenti fra quegli aspri monti. E questo non lo trovavo molto esplicato nella storiografia longobarda che pure è tanto puntiale e rievocativa.

Pensavo ad un oscuramento, quando da qualche tempo vengo assillato da briciole storiche su quel popolo  dalla lunga barba o alabarda all'interno dei monti Cicolani. E non solo lì. Ecco cosa leggo in Wikipedia a proposito della finitima Carsoli.

"La caduta dell'Impero Romano d'occidente porta Carseoli, con tutta l'area della Valeria, sotto il controllo dei Longobardi: le loro continue incursioni, anche qui, provocano devastazioni e distruzioni. Nonostante ciò ancora nel VII secoloPaolo Diacono nell'opera Historia Langobardorum, parla del paese di "Carseoli" come di una delle città principali della provincia Valeria, zona annessa al Ducato di Spoleto.[10].
La successiva comparsa dei Franchi sul di territorio italiano causò una forte riduzione dei possedimenti dei Longobardi; in particolare il Ducato di Spoleto fu notevolmente ridimensionato. Si costituì così la Contea dei Marsi, tra la fine del IX e l'inizio del X secolo. Tra il X e l'XI secolo Carseoli venne indicata anche con il nome di "Sala", per concessione fatta dalla allora potente abbazia Sublacense di Subiaco.
Nel 993 quando il conte dei Marsi Rainaldo scelse di risiedere a Carseoli, con il figlio Berardo ed il fratello Gualtiero, costui donò al monastero di Subiaco notevoli territori carseolani fra cui la chiesa di S.Maria, più tardi detta "in Cellis".
Molto probabilmente è al Conte dei Marsi che si deve un rafforzamento ed un più forte impulso alla costruzione del castello di S. Angelo, che domina il colle sopra l'attuale Carsoli. Il toponimo Cellis, rimasto solo alla chiesa di Santa Maria, nella forma di Celle Carsolarum o più semplicemente, Celle, è riportato dai documenti più antichi che riguardano l'aggregato urbano che si andava formando sulle pendici di Colle Sant'Angelo intorno al castello-recinto. Il colle più tardi avrebbe definitivamente preso il nome di Carsoli.
I successori di Berardo e Odorisio si spartiranno il territorio, abitando uno nel castello di Oricola, un altro a Colli di Monte Bove, il terzo nel castello di S.Angelo alle Celle. Pian piano molte terre verranno donate, dagli stessi conti, ai principali monasteri del centro-Italia, in particolare FarfaSubiaco e Montecassino. I monaci si sostituiranno così ai legittimi feudatari, almeno fino all'epoca sveva, quando, sotto il Barbarossa, Celle venne assediata e di nuovo occupata militarmente. Nel XII secolo Carsoli, secondo una tradizione del luogo, ospitò San Francesco[11]."

E non finisce qui.

Stamani leggendo un articolo di un tal Carducci rinvengo che presenze longobarde sono documentate in quel di Castelmenardo e propriamente  non sarebbe dubbio che "nel 591, con l'avvento del secondo duca di Spoleto Ariulfo, viene delimitata la zona ove sarà costruita l'attuale chiesa di Santa Croce. Il dislivello roccioso del sito fu scalpellato e squadrato, mentre la parte opposta fu chiusa da un muro in modo da ricavare un'area recintata da adibire a ricovero per gli animali; in special modo per costruire i cavalli delle truppe e mantenerle separate da quelle del nobile, che erano ricavate sotto l'ara di corte."

Codesti singolari aspetti vengono invero rimarcati dal Lugini (Domenico Lugini, , Memorie storiche della regione equicola ora Cicolano) che diffusamente parla di interventi e donazioni cicolane dei vari duchi di Spoleto  spigolando fra i Regesti Farfensi.

Da ultimo la professoressa Elvira Migliario in un suo pregevole contributo ai Quaderni del Silvi di Alzano sapidamente ci informa che vi fu GISULFO duca di Spoleto che nel 761 aveva donato metà di terre  in quella parte di Fiumata, ora sommersa dalle acque del lago artificiale, ove pure sorgeva una chiesa titolata 'ad Sanctum Angelum in flumine' che mi ha piacevolmente mostrata in una vecchia foto il gestore del bel bar di Fiumata appunto.

Addirittura una tesi di dottorato trovasi alla Sapienza che va rispolverata e pubblicata tanto doviziosa di ghiotte notizie storiche  risulta nel suo nutrito indice.

Questo ed altro ed altro ancora è materia di grosso interesse storico e culturale. Materia per ineludibili incontri  tra studiosi raccolti in convegni sotto il patrocinio di importanti associazioni culturali carseolani e di Borgorose e soprattutto del Comune di Pescorocchiano. Questo il mio auspicio.