lunedì 20 febbraio 2017

CVD (come volevasi dimostrare): Rinaldi ci ripensa (o finge) e ritira le dimissioni ("ma con riserva"). Altri venti giorni di assenza 'giustificata', altra neghittosa pausa riflessiva. Come dire accidioso abbandono del bosco al suo triste destino, di Poggioponesco al suo decadere, di Rascino sempre più negletto, delle 'criticità' di bilancio passate trapassate prossime presente indicativo e direi futuro anteriore lasciate a marcire, del caos fiscale territoriale sempre più caotico. E così l'avvenire di questa landa sempre più compromesso per l'acqua depredata da Roma o anche dalle imprese spagnole, con un lago prima o poi esondante per incuria delle fiancate, Povera Fiamignano!!!!
FIAMIGNANO
Il sindaco Rinaldi ci ripensa: dimissioni ritirate "in maniera condizionata"
di Francesca Sammarco
20/Febbraio/2017 - 11:38
consiglio comunale Fiamignano
Dimissioni ritirate. In un lungo e dettagliato incontro con tutti i dipendenti comunali, Carmine Rinaldi ha illustrato la situazione a distanza di 20 giorni dalle sue dimissioni "condizionate" alla soluzione dei problemi (ufficio finanziario e segretario principalmente): "Abbiamo individuato un percorso che potrebbe farci uscire dallo stallo, ma siamo solo al 30 per cento di questo iter e con la mia maggioranza abbiamo deciso di darci ancora po' di tempo. Per il momento ritiro le mie dimissioni, anche questa volta in maniera condizionata al raggiungimento di un risultato entro tempi brevi. Se cio' non dovesse verificarsi anche tutti i consiglieri si dimetteranno. Chiedo nel frattempo la collaborazione di tutti voi, per un servizio efficiente verso i cittadini che sono i nostri datori di lavoro".
debbo essere sincero. Non comprendo queste vivisezioni tra buoni e cattivi, tra onesti e corrotti, tra saggi e venduti etc. So bene che le 'idee' camminano con le gambe degli uomini e non importa se codeste gambe siano affusolate o pelose, storte o longilinee. Sto trascrivendo una relazione prefettizia sulla provincia di Rieti dell'Ottobre 1944. E la segnalo per un confronto con la opulenta realtà reatina odierna. Chi ha creato codesto miracolo sociale economico finanziario, codesta plaga del benessere? essendo materialista poco m'importa se le fanciulle provino le gioie della copula sessuale a quattordici anni e sanno cosa sia il cannabis che io ignoro. So che in provincia di Rieti molto si adoperò per esempio il comunista Scoccimarro, ma so anche che Fini vi riscuoteva trionfi. E la DC era egemone. Non mi pare però che M5S abbia molto contribuito anche se oggi sputa sentenze moralistiche. Sono hegeliano (ma di sinistra): credo nella realtà pensata, credo a modo mio nell'intellettuale collettivo, questa inspiegabile sintesi di tutto e di più per trascendere tutto e di più. Credo nella crescita a spirale sia pure con i corsi e ricorsi di G.B. Vico. La mia ottuagenaria esperienza, anche nelle anticamere delle stanze del potere, mi conforta in questo mio ottimismo ad onta di tutti i se e di tutti i ma. Calogero Taverna
Lillo Taverna ha condiviso il post di Pietro Rita Matrona.
Adesso
Pietro Rita Matrona
8 minuti fa
IL PD E' DIVENTATO UN COMITATO D'AFFARI TARGATO RENZI,DOVE PRIMEGGIANO LE BANCHE'LE LOBBY,IL MALAFFARE,I DEPUTATI CORROTTI E INDAGATI.EE' GIUSTO CHE LA MINORANZA SI DISTACCHI DA QUESTA FOGNA E CREI UNA NUOVA SINISTRA.
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Lillo Taverna Non certo per questa sfilza di giudizi di valore che lasciano il tempo che trovano, ma perché si tratta di due anime Politiche ormai inconciliabili. Non mi piace che stiano separate in casa. Ognuna tracci il suo percorso ideale e sociale, scriva la sua storia. Con la nuova proporzionale non solo è possibile, direi doveroso. Calogero Taverna
in data 21.02.2017 alle ore 16.00 presso la Sala Consiliare del
Comune di Rieti si terrà il secondo incontro al fine di proseguire i lavori dei tavoli avviati nella
riunione precedente, implementando il percorso volto a far emergere idee e proposte per la
formazione di progetti condivisi, anche tra più soggetti, portando all’elaborazione di un piano
d’azione integrato, come previsto dal progetto Europeo Vital Cities.
Ribadiamo la possibilità di iscriversi ai tavoli alla newsletter inviando una mail all’Ufficio
Fondi Europei del Comune di Rieti all’indirizzo: ufficiofondieuropei@comune.rieti.it
Per Maggiori informazioni sul progetto si consiglia il seguente link:
http://www.comune.rieti.it/content/vital-cities-urban-sports-promotion-social-inclusion-healthyand-active-living

mercoledì 15 febbraio 2017

E.G.T. MESSANA racalmutese

Mi va di ripubblicare questa saliente lettara del mio compaesano S.E. Ettore Giuseppe Tancredi MESSANA. Ne ho gustato lo stile narraivo, la prosa fluida ed efficace pur nella stringatezza del rapporto ufficiale di Polizia. E costui a dire di Malgradotutto sarebbe un insignificante poliziotto di mezzo secolo fa? Pur citata dallo storico Rosario Mangiamemeti nel ponderoso volume dell'Einaudi sulla SICILIA, non vi stanno qui i passi 'filosofici' che l'accademico di Catania attrivìbuisce al Messana.
La lettera fra due giorni compie settantuno anni. Dimostra un grand commis dello Stato. Acuto, abile, con enormi capacità organizzative, con destrezze strategiche.
Il Li Causi che opoi per sue rabbie politiche ha voglia di dirlo il capo del baditismo siciliano si macchia di gravi infamie calunniatrici.
Messana monarchico? Forse, ma guardate qui come tratta la propaganda monarchica dicendola inquinata dalla mafia.
E Messana sa che "Ufficiali Americani" sono in combutta con movimenti eversivi, speciosamente monarchici, sobillatori e mestatori a loro volta.
E il 'vinto' Mesana nulla può contro codesti "vincitori" che in un primo tempo fiancheggiavano anche le ecrescenze rosse dei vari Li Causi e Montalbano. Da che pulipo le accuse al Messana!!!
Come racalmutese sono fieroi di un così grande capo della polizia siciliana.
Calogero Taverna
Ministero dell'Interno - ISPETTORATO GENERALE DI P. S. PER LA SICILIA
N. 713-Ris. ------------- Palermo, 17 febbraio 1946
Oggetto: Formazioni E.V.I.S. e bande armate.
RISERVATA---- Al CAPO DELLA POLIZIA ROMA
A seguito della mia relazione in data 6 andante pari numero, mi pregio comunicare che dalle notizie fiduciarie e dai risultati dei servizi finora eseguiti, posso affermare che la situazione va, man mano, migliorando.
Le popolazioni manifestano la loro fiducia nell'opera del Governo e delle autorità ed è ormai generale la convinzione che ben presto sarà ovunque ridata la tranquillità e la pace.
Le operazioni, iniziatesi nella zona di Montelepre, si spostano . con un sistema girevole, da me suggerito all'Autorità Militare - in quelle località dove viene segnalata la presenza di qualche gruppo sospetto.
Elementi utili alla preparazionie delle azioni sono anche quelli che si desumono dalla modalità dei delitti (sequestro di persona, rapine, ecc.) che si consumano dalla banda Giuliano, per procurarsi i mezzi (denaro e generi alimentari) data che le è venuta meno la fonte da cui attingeva il finanziamento e cioè il C.R.I.S., dopo l'arresto dei suoi maggiorenti e la fuga di altri, tuttora irreperebili (vuolsi che il principale responsabile, Giuseppe Tasca di Lucio, viaggi verso il confine, per riparare in Svizzera).
Non appena giunsero qui i primi rinforzi, la banda Giuliano tolse le sue tende dal Monte Sagana sovrastante il Comune di Montelepre, roccaforte delle formazioni, ma ciò nonostante siamo riusciti a rastrellare qualche elemento importante. gregario della banda ed a sequestrare armi automatiche, munizioni, cavalli e materiale chimico e sanitario, nascosto in grotte, abilmente simulate.
In tutte le zone delle operazioni funzionano stabilmente servizi di blocco sugli stradali ed in qualche importante mulattiera, per il controllo delle persone e dei carichi che entrano ed escono dai vari Comuni.
Continuano gli arresti di emissari e di affiliati del C.R.I.S. in diverse città e Comuni dell'Isola ed un Ufficio speciale, da me costituito a Palermo, a cui ho preposto il Vice Questore Ferrante, venuto qui in missione, provvede agli interrogatori, a stabilire le varie responsabilità ed al rilascio di quanti, incappati nei vari rastrellamenti, non risultano implicati nell'attività del C.R.I.S. e delle bande armate.
Dalla Sicilia Orientale, specie da Catania (zona Paternò-Castel di Judica) è stata segnalata la presenza di gruppi armati, con propositi criminosi ed allora, di accordo con la Autorità Militare, ho ritenuto di fare eseguire una vasta operazione - tuttora in corso . in una zona comprendente le Provincie di Catania e Caltanissetta, impegnando le forze della Divisione Militare di Messina e quelle della Polizia delle due Provincie.
Nello stesso tempo, da un Funzionario della Questura di Palermo, da me inviato con apposite istruzioni a Messina ed a Catania, ho fatto procedere all'arresto di sette elementi di prim'ordine del movimento, stroncando così tutta una attività organizzativa e di reclutamento di gregari destinati ad ingrossare le fila dei gruppi già noti, per un'azione violenta con tre Comuni e carceri già individuati.
Importanti altre indagini sono in corso e tassative disposizioni ho impartito per eseguire arresti di persone di una certa notorietà, implicate gravemente in tutto il movimento.
Questa mia azione ha tranquillazzato i centri abitati, dove non son si è più verificato alcun inconveniente. Nelle campagne, invece, continua il movimento di gruppi, capeggiati da banditi e da ricercati per reati comuni che, favoriti dall'omertà innata in questa terra, e , muniti di avalcature, si spostano da una zona ad un'altra, rendendo sempre più difficikle l'azione dell''Autorità.-
Esaurito il primo ciclo di operazioni, con l'impiego di forze in massa, vedrò di prendere accordi con le Autorità Militari per l'adozione di un sistema che si contrapponga alla guerriglia, fatta dalle bande armate, ingrossate dagli elementi del C.R.I.S.- Piccoli reparti dovranno dislocarsi nelle campagne, con istruzioni di battere le località dove si aggirano le bande armate, eseguire appostamenti, tendere agguati e sorprendere fattorie ancora per qualche tempo, oltre i 25 giorni fissati dal Ministero della Guerra.
Circa le finalità politiche del movimento, varie sono le correnti: alcuni ritengono che esso, traendo origine dal "Separatismo", miri a conquistare con la violenza il potere della regione, annientando, sul nascere, ogni tentativo di autonomia: altri lo considera come una forza intimidatoria che possa avere ripercussioni sull'imminente periodo elettorale in favore della maffia e dei gruppi di separatisti, ai quali essa si affanca.
Credo opportuno trasmettere copia di alcune scritte apparse, nelle prime ore di stamane, su alcuni muri della Città. In esse si inneggia al Re, alla Indipendenza Siciliana, all'E.V.I.S.-
 
In questi ultimi tempi, poi, "separatisti" e maggiori esponenti della maffia isolana (che si tengono in stetto contatto con Ufficiali Americani qui di stanza) hanno largamente propugnato propaganda Monarchica.
Dedito principalmente al campo operativo per ridare tranquillità a queste terre, non trascuro di seguire le correnti politiche che possono avere influenza sugli attuali movimenti e di ogni emergenza terrò informata la S.V. Ill/ma
Con ossequio.
L'Ispettore Generale di P.S.
F.to Dr. Ettore Messana.

lunedì 13 febbraio 2017

Io dopo Prodi fu un errore, ma quante menzogne

Ritornano periodicamente come un mantra le accuse a Massimo D’Alema di aver affossato il governo Prodi e l’Ulivo; ci sembra utile e doveroso dare spazio alla versione dei fatti dell’interessato:
Lettera al Corriere della Sera, 12 febbraio 2014
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Caro Direttore,
ho deciso, dopo la chiusura del Congresso del PD, di non partecipare alle discussioni interne al mio partito. E’ giusto che di esse sia protagonista una nuova generazione e, d’altro canto, i miei impegni mi portano quasi esclusivamente a occuparmi di questioni europee e internazionali. Sono costretto, tuttavia, a chiederle ospitalità per tornare su una questione che viene rievocata con molti equivoci e superficialità, e qualche menzogna, a proposito delle dispute odierne. Si tratta del parallelismo tra l’ipotesi di una staffetta tra Letta e Renzi alla guida del governo e le vicende che nell’autunno del 1998 mi portarono a sostituire Romano Prodi nella funzione di presidente del Consiglio.
Ora, a me pare che si tratti di due vicende e di due situazioni profondamente diverse e non paragonabili. Per essere più chiaro, debbo tornare su ciò che accadde allora, anche per rispondere alle molte versioni deformate, false e, persino, calunniose, che sono ancora in circolazione.
Innanzitutto, il governo Prodi non cadde per iniziativa del nostro partito, né mai io ne sollecitai le dimissioni. Il governo Prodi cadde perché venne meno la fiducia di Rifondazione comunista o, per meglio dire, di una parte rilevante e decisiva dei parlamentari di quel partito. Era ormai evidente da tempo che Rifondazione comunista si trovava in una condizione di sofferenza e di crescente distacco dalla maggioranza. Così come era evidente che il governo godesse della simpatia e del crescente sostegno del gruppo dell’UDR, costituito da Francesco Cossiga. In almeno due importanti occasioni, questo gruppo aveva già votato a favore del governo Prodi, sostenendo l’approvazione del DPEF e la ratifica dell’allargamento della NATO. In queste circostanze, l’apporto di Cossiga era risultato determinante, altrimenti, per il mancato appoggio di Rifondazione comunista, il governo avrebbe dovuto dimettersi ben prima di quando, poi, avvenne la crisi.
Per questo, di fronte alla decisione di porre la questione di fiducia, temetti che il governo Prodi potesse trovarsi in difficoltà, e mi parve naturale cercare il sostegno di Cossiga per salvare l’esecutivo. Riuscii, alla fine, a ottenere la disponibilità a un voto favorevole, a un’unica condizione: che Prodi si rivolgesse esplicitamente alle forze che avevano votato a favore del DPEF per chiedere loro, coerentemente, un sostegno alla Legge finanziaria.
Informai Prodi, il quale rifiutò, anche su consiglio dei suoi collaboratori, ritenendo che il governo potesse comunque contare su una maggioranza attraverso l’apporto di singoli parlamentari. E, a tal fine, erano stati intrapresi vari contatti. Non era, questa, la mia convinzione e, purtroppo, il governo cadde, sia pure per un voto.
A questo punto, si aprì una difficile crisi. Prodi invocava le elezioni. Ne parlai con il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Egli escluse la possibilità di sciogliere le Camere. Vi erano da compiere adempimenti per il passaggio dalla lira all’euro, ma, soprattutto, la crisi dei Balcani era giunta a un punto assai delicato e drammatico: il governo Prodi aveva emanato l’Activation order, e cioè la decisione di porre in allarme e sotto il comando NATO le nostre Forze armate. Ricordo, come fosse ora, le parole di Scalfaro: “Solo un Paese di matti può convocare le elezioni in una condizione prebellica. Io mi rifiuto di avallare una simile follia”.
Insomma, bisognava cercare di costituire un governo. Pensai a Carlo Azeglio Ciampi. Il presidente Scalfaro era d’accordo. Mi recai, la domenica, a Santa Severa, a casa di Ciampi. Discutemmo a lungo. Si convinse. Il lunedì mattina avrebbe avuto l’incarico. L’idea era di anticipare possibili manovre e mettere un po’ tutti con le spalle al muro. Il lunedì, ricevetti una telefonata dal presidente. Egli aveva informato Prodi della sua intenzione, ma il presidente del Consiglio, di rimando, aveva richiesto l’incarico per sé, con un mandato esplorativo. Scalfaro mi disse che non ci si poteva sottrarre a tale richiesta e Prodi ebbe l’incarico. A questo punto, Cossiga compì due mosse determinanti: disse no a Prodi e rilasciò una pesantissima intervista contro Ciampi, per bruciare ogni possibilità di un suo ritorno in campo.
Fui convocato dal presidente della Repubblica, che era letteralmente furioso. Egli mi espresse la convinzione che Prodi avesse voluto l’incarico con l’unica intenzione di portare il Paese alle elezioni. Egli escluse di poterlo consentire. Pesava, oltretutto, il ricordo di ciò che era avvenuto con la crisi del governo Berlusconi nella precedente legislatura. Allora, le elezioni a Berlusconi furono negate e Scalfaro non voleva essere accusato di avere usato due pesi e due misure. Egli fu molto chiaro: “o il centrosinistra e l’Ulivo sono in grado di formare un nuovo governo politico con l’appoggio dell’UDR oppure darò al presidente del Senato l’incarico di formare un governo istituzionale per affrontare il difficile momento del Paese.”
Io chiesi che fossero il centrosinistra e l’Ulivo a decidere. Si tenne una riunione presieduta da Prodi. Alla fine, io fui raggiunto da Walter Veltroni e da Fabio Mussi, che mi informarono dell’esito: “abbiamo deciso di proporre a Scalfaro il tuo nome. Non vogliamo governi istituzionali o di unità nazionale. Tu sei in condizione di costituire un governo che preservi un assetto bipolare”.
Io accettai. Fu un errore. Ho già avuto modo di riconoscerlo. Non perché avessi tramato contro qualcuno, al contrario avevo cercato fino all’ultimo di sostenere il governo Prodi. Ma perché avevo sottovalutato l’incomprensione che questa vicenda avrebbe generato nel nostro stesso popolo e il peso di una campagna di delegittimazione che da subito Berlusconi mise in atto. E che ben presto trovò una eco, carica persino di rancore e di menzogne, anche nel nostro campo.
Ancora oggi questi sentimenti si trascinano e finiscono per annebbiare e distorcere la realtà dei fatti. Malgrado i fatti, così come io li ho raccontati, siano incontrovertibili e confermati da testimoni e osservatori non faziosi.
Per tornare ai giorni nostri, è evidente che la vicenda che ho rievocato non ha nulla a che vedere con le dispute correnti. C’è una nuova generazione al comando, si prenda le sue responsabilità, lasciando perdere i rancori e le menzogne del passato. Non chiedo altro. Spero che almeno questo lo si possa ottenere.
Cara Ombretta ( mi permetto di darti del tu): sono stato due giorno nel Cicolano della tua provincia (se non mi sbaglio). Che desolazione, che morte che algidi paesaggi lunari preludio di morte! La BI chiude l'importante filiale di Rieti e nessuno contesta (meno il sottoscritto che titolo non ne avrebbe). Una politica del territorio dove non manca il lavoro, mancano i lavoratori nessuno me la prospetta. Questa estate avremo l'inferno: vince Le Pen: la UE si sfascia e uno tsunami di problemi cadranno sull'Italia. Chi l'affronta? Renzi il ciarlatano? Salvini il guitto dalla lunga barba? la Raggi? SOLO il PD è oggi l'unica forza di governo. Lo si spieghi al Paese. Ma senza miserevoli "ragassi''. Ma è certo che Bersani saprebbe fare il nocchiero di questa nave in gran tempesta anche se il suo incolto linguaggio non mi può soddisfare. Le Pen perde^ Allora peggio: i paesi del Nord con i conti in ordine ci chiederanno assurde politiche di omologazione delle nostre banche e tagli alla spesa sociale che non ci potremmo permettere. Il placido Bersani saprebbe traghettarci anche se parla inelegante. Gli altri no. Siccome sono marxista so che le ragioni economiche la vincono sui vacui sfascismi moralistici anche di sinistra. .