lunedì 22 maggio 2017

RACALMUTO PAESE DA FAVOLA

favola s'intende nel senso di mito, fantasia, immaginifica menzogna, confuso racconto, mirabolante invenzione storica.

Già! un accigliato ingegnere rubacastelli medievali, prende una inesistente Santa Rosalia dai Bollandisti  datata attorno al XII secolo  e la si fa nascere a Racalmuto addirittura nel caseggiato ottocentesco degli arricchiti mugnai Romano.

Certa religiosità da ovidiane metamorfosi sancisce ora, mito, modo, cavallerizzi, e carri trainati non so da quanti paia di buoi affittati a Licata di una portentosa Venuta a Racalmuto della Bella Madre del Monte.

Una casta principessa di Ventimiglia, almeno sino ad una certa data della sua precocissima vedovanza,  la si fa apparire una sorta di Beatrice Cenci, addirittura processata (anche se invero non decapitrato) in un qualche romanzo  storico di clinici di successo.

Ed altro ed altro ancora.

Noi, modesti sbirciatori di rolli e brevi, di carte notarili e di escatolli di improba lettura  ci troviamo questa sorta di palinsesto, lo pubblichiamo  traendone una approssimativa lettura. Se paleografi suppliscono alle mie deficienze dilettantistiche, provocati magari da noi, ci leggono, correggono,  ci integrano e ci mettono alla gogna  nelle loro  accigliate stampe, noi saremmo loro molto grati. Ne va di mezzo la veridica storia di quelle pasticciate cronache parrocchiali dello Sciascia scrivente.

Die XVIII° Aprilis VIIII Inditionis 1626

Francesco Fimia e Giacomo Montaldo due dei Giurati dell' UNIVERSITA' di questa Terra di Racalmìuto, noti a me notaio, davanti a noi, e anche a nome degli altri giurati, ovverosia  per parte e nome di Benedetto Troiano,  e Francesco Lauricella, gli altri due giurati, ratificano  il presente atto  nella sua interezza e  nelle singole parti in esso contenute.

Pertanto si doveva nella Chiesa di Santa Rosalia accendere una lampada perenne  ad olio,

"Ad effectum in dicta ecclesia Sante Rosaliae detinendi lampadas accensas  ante magnum altare ubi est collocata reliquia sancta dictae Divae Rosaliae  pro sua devotione  et elemosina et non aliter nec alio modo."

Presente  l'illustrissima  D. Beatrice del Carretto e Ventimiglia, contessa  della detta Terra  di Racalmuto, tutrice dei suoi  figli e affittatrice dello Stato della medesima Terra  di Racalmuto.

Testi Blasius Deaverna, Carolus Larussa et magister Marinus Castrojoanne.

In actis meis notarii Angeli CastroJoanne Racalmuti (Firma illeggibile).

In quarta annotazioni  in corsivo per me indecifrabili.




 

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